Università Basilicata in crisi, pochi iscritti e meno soldi dallo Stato

C’è una popolazione giovanile che vede sempre più collocato fuori regione il proprio orizzonte lavorativo ed il proprio progetto di vita. A partire dagli studi universitari. Secondo un sondaggio che la Gazzetta ha fatto nelle scuole superiori di Potenza e Matera, il 70 per cento del campione preso in esame – 200 neo diplomati – ha detto di voler frequentare un ateneo al di là dei confini regionali. Roma e Napoli in testa. Il trend preoccupa, anche perché va a marcare il solco di uno spopolamento sempre più accentuato: secondo le proiezioni dell’Istat, infatti, la Basilicata si ritroverà nel 2050 con una popolazione inferiore alle 500mila unità, tornando ai livelli dei primi dell’800.
All’Università di Basilicata si chiede sempre di incrementare il proprio appeal attraverso nuovi corsi di laurea, di contribuire a frenare questo esodo di massa dei giovani verso altri lidi, ma la si lascia da sola in questa «battaglia». I 10 milioni di euro che ogni anno la Regione garantisce all’Unibas ormai servono solo per tamponare la continua erosione di fondi statali, cominciata nel 2009, e l’ateneo lucano si sta ripiegando su se stesso alle prese con problemi gestionali che rischiano seriamente di compromettere il suo futuro.
L’offerta formativa inevitabilmente risente della carenza di risorse: «Noi – dice la rettrice Aurelia Sole – abbiamo 35 tra corsi di laurea magistrale e triennale, un «pacchetto» commisurato al personale insegnante. Quello che proponiamo al territorio, potendo contare su circa 290 docenti, è il massimo delle nostre possibilità».
Ma il massimo, evidentemente, non basta ad attrarre i neo diplomati sempre più orientati a iscriversi ad altre università italiane: «Per la verità – sostiene Sole – a livello di immatricolazioni in questi anni abbiamo sempre registrato piccoli incrementi. Il vero dato preoccupante, che ci accomuna ad altri atenei del Sud, è quello relativo ai piccoli numeri delle lauree magistrali. I nostri studenti – aggiunge la rettrice – non scelgono solo in funzione della qualità delle università. E ricordo che l’Unibas registra uno dei più alti livelli di gradimento da parte degli stessi ragazzi. Accade però che, proprio in relazione alle nostre possibilità economiche, riusciamo ad assicurare solo un indirizzo di specializzazione dopo la triennale in un particolare corso di laurea. Andando in altri atenei ci sono molte più soluzioni didattiche. E poi scatta il ragionamento del giovane che pensa di trasferirsi in una città dove, dopo aver completato il percorso di studi, la possibilità di trovare lavoro è più elevata. A questo proposito – sottolinea Sole – va detto che i nostri studenti hanno lo stesso tasso di occupazione dei laureati di altri atenei, anche di quelli del nord. Il vero problema è che, purtroppo, il lavoro non lo trovano qui, nella nostra regione, ma devono emigrare». Ed è questo il nocciolo della questione: prevedendo l’epilogo, molte famiglie iscrivono i propri figli fuori regione, laddove magari si sarebbe dovuto trasferire il ragazzo dopo aver conseguito la laurea in Basilicata.



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