Storia di Ali Sohna, il naufrago che a Matera ha ritrovato la parola (e la forza di vivere)

MATERA – La storia di Ali Sohna è al centro della puntata di Radici di domani, alle 13.00 su Rai3. Alì ha perso la parola per mesi. Aveva 15 anni quando è sbarcato a Reggio Calabria, il 14 aprile 2015, dopo essere sopravvissuto ad un tragico naufragio nel Mediterraneo. Erano in 500 quando sono partiti dalla spiaggia di Zuara, in Libia, ma in Italia sono arrivati solo in 150.

Anche suo fratello, Mohamed, è annegato. La loro madre, che li aveva portati via dal Gambia, si era fermata in Niger: aveva finito soldi. Alì, rimasto solo, non trovava più senso alla sua vita. Poi, si è aperto uno spiraglio, sul palco di un teatro. Il Centro Arti Integrate di Matera lo ha coinvolto in uno spettacolo, dove ha raccontato storie di migranti, e in particolare la sua.

E’ così che ha ritrovato la parola, e non solo in scena. Alì oggi ha 21 anni, vive a Matera e lavora nella compagnia teatrale, oltre che in una comunità per immigrati. E’ tornato ad essere l’inguaribile ottimista e chiacchierone di sempre. Non era mai rientrato nella sua terra, così come sognava fin dal suo sbarco in Italia. Torna per la prima volta nel Gambia in compagnia di Davide Demichelis, dove ritrova gli unici parenti che gli sono rimasti: figli e figlie della seconda moglie di suo padre, che era poligamo.

L’incontro in famiglia è un’esplosione di gioia e commozione: felicità per il suo ritorno e tristezza nel ricordo di sua madre e suo fratello, scomparsi nel viaggio. Nel suo primo viaggio in Gambia, Alì visita anche l’isola James, dove è stato detenuto Kunta Kinte, lo schiavo reso famoso dal libro e la serie tv Radici. Da qui decine di migliaia di schiavi sono stati deportati verso le Americhe. Ora ha un progetto: portare uno spettacolo teatrale nella sua terra, in lingua locale. Vuole mettere in scena la sua storia e far capire alla sua gente che attraversare il deserto e il Mediterraneo come ha fatto lui, è troppo pericoloso. Radici è un progetto realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Interno e cofinanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione.



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