Madonna della Bruna a Matera, le antiche radici della festa


MATERA – Il 2 luglio è arrivato, è domani. Torna il giorno più lungo per i materani. L’epilogo nel cuore della notte con gli ultimi fuochi d’artificio sui rioni Sassi. Ma s’inizia all’alba. C’è la Processione dei Pastori. È una suggestiva tradizione che viene da lontano. Lo stesso discorso vale per l’origine della festa. Molte le interpretazioni popolari, rarefatte lei fonti certe. Quelle scritte sono datate 1530. Prima niente anche se questa devozione viene associata all’edificazione della Cattedrale, costruita in cima alla Civita, su un vecchio tempio benedettino dedicato a Sant’Eustachio. I lavori partirono intorno al 1226 e terminarono nel 1270. Ma a quell’epoca, quando il riferimento riguardava la Cattedrale, prevale una sola indicazione, Santa Maria. Titolo presente in un atto notarile dell 1277. Nessun riferimento alla Madonna della Bruna. Poi, nel 1318, in un atto del connestabile dell’epoca, si fa riferimento a Santa Maria dell’Episcopio. Per quanto, secondo lo storico Marcello Morelli, l’intitolazione alla Madonna della Bruna iniziò a diffondersi solo dopo il 1380.

Prima di questa data è difficile esprimersi. Ma, così come è stato fatto rilevare in più di un circostanza, è il caso di tenere presente l’Enciclopedia Cattolica (pag. 1499, volume dodicesimo). Dice che al tempo dei Crociati gli occidentali trovarono in Oriente alla data del due luglio una festa mariana, e ne portarono la notizia in Occidente. Furono soprattutto i Frati Minori a diffondere la notizia di questa data mariana. San Bonaventura, generale dell’Ordine, nel Capitolo generale di Pisa del 1263, fece introdurre in tutto l’ordine francescano la festa della Vergine in data due luglio, donde la sua rapida diffusione.

A questo riferimento, si potrebbe aggiungere che dopo le Crociate il culto delle Madonne nere si diffuse in tutta Europa. Un incarnato del viso bruno, pro tra le donne mediorientali, confligge con quello francigeno che ci è stato consegnato con gli azzurri e i capelli biondi. In proposito, così scriveava il dottissimo canonico Francesco Paolo Volpe, autore di una fondamentale storia di Matera, … a te simboleggiata dalla sposa de’ cantici, il cui bruno non offusca, anzi accresce la beltà natia. Frase che s’incontra nell’inno alla Bruna, pubblicato in occasione dell’incoronazione della Vergine il 7 luglio 1843. Di più nel possesso dello storico è noto un medaglione con la scritta Nigra sum sed formosa. Significa «sono scura ma bella», un evidente riferimento al Cantico dei cantici. Per Volpe era questa la vera immagine della Bruna. In un documento del 1539 si legge anche un’altra interessante indicazione, Madonna di Santa Maria de la Bruna vulgarmente dicta la Lampa. Qui, inteso nel senso popolare della Madonna che il illumina il cammino verso la salvezza. Eppure, non c’è niente da fare, sull’origine è proprio Volpe che, con rammarico, alla fine, scrive parole decisive, ammettendo che non ne verremo mai a capo, l’incuria dei nostri padri, o la voracità del tempo nasconde l’epoca e l’incontro preciso in cui ebbe principio tra noi la venerazione per la Grande Madre di Dio, sotto il titolo della Bruna, che da secoli si venera nella Cattedrale di questa nostra patria.



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