Inchiesta sanità il Riesame: «Sistema di spartizioni partitocratiche, quadro degradato a livello culturale»

POTENZA – «Un quadro sociale degradato in modo incisivo», con «interessi distorti di ampi settori della vita pubblica, dalla politica alla Chiesa, per i quali la prassi della raccomandazione sembra avere assunto il crisma della legalità a discapito del pubblico interesse per l’efficienza e l’imparzialità degli apparati amministrativi». Un «intreccio, anche culturale purtroppo, con contesti politici, sociali ed economici in cui è  prassi lo scambio clientelare di favore» ed esiste una «connivenza» generalizzata «che ha  coperto comportamenti di grave scompenso istituzionale o di vera e propria corruzione».
Non ci sono solo il governatore Marcello Pittella e gli ex vertici dell’Azienda sanitaria di Matera nel quadro a tinte fosche disegnato dai giudici del Tribunale del riesame di Potenza sulle carte dell’inchiesta su concorsi truccati, corruttele e mala amministrazione nella sanità lucana. 
«Va detto infatti – spiegano i magistrati – che il compendio  indiziario che costituisce l’ossatura del presente procedimento  tocca settori molteplici della pubblica amministrazione e non solo, coinvolgendo allo stato solo marginalmente una serie di persone che appaiono contigue al Pittella o in contrapposizione al predetto, ma comunque  portatori di interessi non trasparenti rispetto alle procedure  concorsuali attenzionate dalla polizia giudiziaria».
Per questo da un punto di vista investigativo non ci si può fermare al dato documentale «non più suscettibile di modificazioni». Anche perché «a causa di una spregiudicata attività  di falsificazione, i documenti non sempre attestano la realtà  storica effettiva». Andrebbero raccolte testimonianze sui tanti aspetti collaterali alle vicende finite al centro delle accuse per cui sono scattati gli arresti. «Apporti probatori dichiarativi – aggiunge il Riesame -, particolarmente sensibili, per la  loro origine, a subdole infiltrazioni inquinanti da parte di chi  esercita o comunque ha ancora la possibilità di esercitare, come il Pittella, un potere forte, anche se non più istituzionale,  derivato dai suoi perduranti collegamenti politici o con  personaggi influenti dei principali contesti sociali». Tanto per «garantire la impermeabilità della sfera investigativa, in  un’ottica di probabile sviluppo delle indagini che potrebbero far  piena luce su un sistema generalizzato e complesso di spartizioni  partitocratiche che non sembra confinato agli ambiti, pur vasti ed  allarmanti, orbitanti attorno alla Azienda sanitaria di Matera, ma che, molto verosimilmente, dato il coinvolgimento nelle vicende in  parola, di uomini delle istituzioni anche estranei all’ente  materano, e comune alle altre aziende sanitarie, non solo lucane».
Tra le figure che appaiono «in contrapposizione» con Pittella, su cui i giudici pongono una particolare attenzione c’è  l’ex vice-ministro Filippo Bubbico, citato più volte negli atti in relazione a uno dei presunti concorsi truccati, ma che non risulta iscritto sul registro degli indagati.
«Aveva  “raccomandato” due candidati – scrivono i magistrati -, mantenendo però una posizione assai  defilata ma pur sempre incisiva, a parere del Tribunale, rispetto alle attivita del Quinto e della Benedetto, che venivano infatti  contattati, evidentemente per suo conto, il primo, da tale Rizzi  Raffaele, dipendente e uomo di fiducia del Bubbico e, la seconda, dalla cugina del parlamentare, tale Bubbico Maria, la quale si reca  nell’ufficio della Benedetto per aggiornarsi sulle operazioni del  concorso e per comunicare le esatte generalità della concorrente da assumere (né Rizzi né Maria Bubbico risultano iscritti sul registro degli indagati, ndr)».
«Le indagini hanno infatti dimostrato – prosegue il Riesame – che in questa struttura affaristica si inserivano, con assoluta naturalezza, alti prelati e uomini degli apparati pubblici istituzioni».
Quindi citano il caso dell’ex questore di Matera, Paolo Sirna (trasferito a Bari proprio ieri, ndr), che “segnalava” un suo raccomandato per la procedura di assunzione di 71 autisti del servizio 118». Poi il deputato Gaetano Piepoli, che «raccomandava al Quinto il proprio figlio, interessato all’inserimento nella Fondazione Matera 2019». Infine «il segretario del Vescovo di Matera, don Angelo Gallitelli, che chiedeva una sistemazione per la propria sorella».
Il sospetto, insomma, è che non solo all’Asm le assunzioni «venissero disposte in asservimento a criteri clientelari e di spartizione del potere».
 



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