Basilicata, se la Capitale della Cultura snobba il festival letterario

MATERA – «Fine luglio e non sapere se il Wff Matera di settembre verrà finanziato dagli enti preposti, Regione e Comune». E allora Mariateresa Cascino si sfoga sui social: «Siamo alle solite. Dopo 14 anni, non se ne può più, nonostante gli sponsor privati, l’attenzione mediatica nazionale e le autrici scoperte qui». Il suo Women’s Fiction Festival, evento internazionale di letteratura al femminile, anche quest’anno naviga a vista in attesa di una sponda istituzionale che consenta di programmare per tempo. A due mesi esatti dall’inizio (appuntamento dal 27 al 30 settembre), è fuori dubbio che il festival si farà, sebbene «con sforzi enormi», rassicura Cascino. Ma lavorare così è «frustrante e rischioso, ne perde la qualità progettuale e la passione di farlo». Nei commenti continua lo sfogo della mente e anima (e braccia) della rassegna: «Capisco i problemi di bilancio degli enti e gli squilibri politici, ma in un momento storico per Matera come questo, non ci sono giustificazioni per la mancanza di misure ad hoc, visto che millantano che la cultura sia l’asset per lo sviluppo. Semplicemente cialtroni. Almeno stessero zitti».

 Il rischio è dover programmare in autunno, a delibera pubblicata. «Nonostante la buona volontà di alcuni, abbiamo istituzioni incapaci di creare strumenti di programmazione anche per chi fa approfondimento culturale (come tutti i festival letterari d’Italia non finanziati da risorse per lo spettacolo), mentre in regione sono più gli scrittori che i lettori, oltre ad essere tutti impresari e spettatori – continua Cascino –. Chiediamo scusa a case editrici e autori se non riusciamo ad inserirli in programma, ma le incertezze al momento ce lo impediscono. Grazie invece agli sponsor e ai sostenitori privati che ci supportano con erogazioni liberali e servizi con cui copriamo i costi. Noi, ci divertiremo lo stesso e ci ricorderemo delle vostre delibere ritardatarie (se ci saranno) che, considerato il periodo storico, ci rammenteranno della vostra vergognosa ciutarria (inadeguatezza, ndr)».

 Tra accuse alla classe politica locale e commenti ironici («Devi inserire qualche donna che sappia stirare, altrimenti di quelle che scrivono, pensano, parlano, creano, stimolano, progettano, vivono e ballano sole… non importa a nessuno»)  viene evocato il paradosso di un 2019 che potrebbe non celebrare uno degli eventi culturali lucani più apprezzati fuori dai confini regionali, a favore della vicina Puglia: «Gli amici dei Dialoghi di Trani dalla Regione hanno avuto 165mila euro partecipando con strumenti di programmazione per la promozione culturale».



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